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This paper deals with the report of a psychological clinical intervention according to the cultural- educational assistant’s role (Aec), carried out in a primary school in Rome. This role includes a social mandate of integration and autonomy within the disability. The paper focuses on some critical issues, identifying common goals in accordance with Territorial Services (e.g. Local Health Authority, medical clinics) entrusted with the intervention within the disability and schools which host many students with diagnosis. It is supposed that issues are caused by conflict between two self-centered cultures: the Service culture, anchored in medical technique, based on the individual deficit and focused on the compensation of the deficit, which is careless regarding the client environmental situation where acts in; the school culture, working for the pursue of the educational curriculum compliance, which falls through its social aim of integration, identifying any behavior distanced from any pupil’s passive dependence as a bothersome reject of its expectations. An emotion of impotence seems to be shared by the Service and the teacher: the first fails the aim to conform the designated patient to his knowledge; the second one, fails the aim to conform the maladjusted pupil to the educational curriculum. Both, cultures use an inclusive model of relationship made of internal assimilation and loss of difference among students. Just exploring this “culture of impotence”, Aec can promote a new client culture at school, mending the distance between several operators involved and the aims related to their own social mandate.

Key words: educational-cultural assistance; disability; school; inclusion; social integration.

Vengono proposte alcune considerazioni inerenti il rapporto della psicoterapia e della psicoanalisi con la psicopatologia e viene evidenziato il valore performativo dell’operazione diagnostica all’interno delle relazioni originate da una domanda di aiuto. Vengono quindi presentati quattro resoconti di interventi clinici, attuati nell’ambito di due diversi Centri di Salute Mentale di Roma. Nei resoconti l’attenzione viene centrata, in particolare, sul rapporto tra gli “eventi critici” nei contesti da cui origina la domanda e lo svolgersi dell’intervento.

  • Daniela Cantone, Anna Teresa Laudanno, Luca Bellavita e Paolo Cotrufo (2013). Pratica cosplay e dimensioni di personalità: uno studio pilota. Psichiatria e Psicoterapia N°1. ISSN 1724-4935/Giovanni Fioriti editore

Il cosplay è la pratica di travestirsi da personaggi tratti da storie di fantasia durante eventi dedicati come le fiere del fumetto. Equiparata da alcuni autori a una performance art, in Giappone è considerata una delle espressioni di ribellione o disagio giovanile. Può, al pari delle body modification, rappresentare una ricerca di sé e definizione della propria identità attraverso il corpo? Il nostro studio si propone di descrivere il fenomeno cosplay, ancora poco noto nella letteratura psicologica, e di valutare, attraverso il questionario ADP-IV, una misura self-report per la valutazione dei criteri diagnostici dei disturbi di personalità descritti nell’Asse II del DSM-IV, le dimensioni di personalità di un gruppo di cosplayer attraverso il confronto con studenti universitari e attori teatrali professionisti. I risultati sembrano indicare che dimensioni personologiche orientate all’evitamento e all’inadeguatezza del senso di sé sottostanno alla pratica del cosplay. Il ricorso al travestimento e all’imitazione con il personaggio, ricercata e agita con una cura maniacale, e sostenuta dalle spinte narcisistiche, sembrerebbe un tentativo di compensare difficoltà nella sfera identitaria e sociale.

  • Daniela Cantone, Luca Bellavita, Anna Teresa Laudanno (2012). Indagine psicologico – clinica slu cosplay: risultati preliminari. Poster presentato a GSA 2012- Giornate   Scientifiche di Ateneo S.U.N. Caserta, 11/07/2012.

 

  • Graziano, E., Pace, A., Bellavita, L., Lamberti, M., Laudanno, A.T., Russo Parente, M.P., & Gnisci, A. (2012). Quando si percepisce un’interruzione? Alcuni criteri. Poster presentato a GSA 2012- Giornate Scientifiche di Ateneo S.U.N. Caserta, 11/07/2012.

 

  • Daniela Cantone, Luca Bellavita, Anna Teresa Laudanno (2011). Il disegno libero nella scuola dell’infanzia .SPC scienze del pensiero e del comportamento N°13 . ISSN 1826-4662.

Il presente lavoro si offre come spunto di riflessione circa l’importanza di momenti dedicati al disegno libero nell’offerta formativa della scuola dell’infanzia. L’idea nasce dal nostro incontro con circa cinquecento disegni liberi prodotti da bambini napoletani di età compresa tra i 3 e i 5 anni, coinvolti in un progetto finalizzato alla valorizzazione della comunicazione grafico-pittorica nella scuola dell’infanzia. Non è nostra intenzione,
in questa sede, occuparci del disegno nella pratica clinica diagnostica e terapeutica, come
tecnica proiettiva o veicolo relazionale all’interno del setting, né dissertare sul piano dell’estetica; semplicemente, traendo spunto dai disegni a nostra disposizione, cercheremo di sottolineare come essi mostrino un movimento evolutivo spontaneo e costruttivo-integrativo, trasversale alle tre età considerate. Tale movimento, risultante da una maturazione psicomotoria intellettiva e affettiva, trova una felice con-fusione nel
disegno libero che appare esprimere coniugare e risolvere in maniera icastica creatività, temi prevalenti d’interesse, dinamiche emotive interne e conflitti evolutivi. È esperienza comune che il disegno dei bambini piccoli susciti nell’osservatore adulto un fascino magnetico; a seconda dei contesti e del punto di vista possiamo rilevarne le componenti proiettive, evolutive, psicofisiologiche, relazionali, culturali o persino artistiche.

  • Bellavita (2011). La percezione dell’interruzione .Studio sperimentale sulla prototipicità dell’interruzione nel dialogo tra due parlanti. (tesi specialistica)

 

  • Bellavita (2011). Cos’è la teoria della mente? Dai desideri alle credenze nello sviluppo sano. (tesi triennale)

 

  • Pozzar, F. (2010). Rituali ossessivi e processi di simbolizzazione. La prospettiva psicoanalitica di Sigmund Freud e quella antropologica di Ernesto De Martino. (tesi specialistica)

 

  • Pozzar, F. (2008). Il Tarantismo: cerimoniale ossessivo ed espressione di disagio individuale. (tesi triennale)

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